L'Italia non un paese razzista

foto: donna che mendica

L'Italia oggi non è un Paese razzista. L'analisi dei dati statistici, dei comportamenti delle forze dell'ordine e delle politiche di integrazione attestano che il nostro Paese manifesta un'elevata capacità di accoglienza degli immigrati e che taluni episodi di violenza che si sono verificati negli ultimi tempi restano del tutto marginali e sono socialmente rifiutati. I dati in possesso al Governo, relativi agli ultimi quattro anni, dimostrano per il 2008 un'inversione di tendenza nel numero di atti di violenza ispirati alla discriminazione e all'intolleranza. Numero di episodi che, invece, nel triennio 2005-2007 aveva registrato un progressivo aumento.

Attestati di riconoscimento in materia di integrazione

Non è vero che riceviamo solo condanne dall'Europa o dal mondo.
Il primo attestato riguarda il rapporto MIPEX 2006, Migrant Integration Policy Index, redatto per conto della Commissione europea dal British Council, che stabilisce, secondo accurate ricerche e dati verificabili, il livello di efficacia delle politiche di integrazione nell'ambito degli Stati dell'Unione europea. La graduatoria prende in esame sei diverse macroaree di intervento politico: l'accesso al mercato del lavoro, i ricongiungimenti familiari, la partecipazione alla vita politica, l'accesso alla cittadinanza, la lotta contro la discriminazione e il soggiorno di lungo periodo. Ebbene, tra le nazioni dall'area europea che attuano le migliori politiche di integrazione, su 25 l'Italia è al settimo posto, ma è ancora più significativo il fatto che dei cinque Paesi con il più alto tasso di popolazione immigrata (Regno Unito, Francia, Spagna, Germania e Italia), l'Italia è al primo posto per le politiche di integrazione, al primo posto!!! 

Il secondo attestato proviene dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Guterres. L'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, durante la sessione plenaria, a Ginevra, del 6 ottobre scorso ha elogiato l'Italia per l'approccio di insieme della politica migratoria e dei diritti umani sottolineando come il nostro Paese stia dando concreta testimonianza della possibilità di condurre una politica nazionale dell'immigrazione ispirata al necessario rigore e nel pieno rispetto dei diritti umani.

Le risorse destinate all’accoglienza degli immigrati

Le risorse che annualmente vengono destinate per l'accoglienza degli immigrati e dei richiedenti asilo: nel 2008 sono stati messi a disposizione 7 milioni di euro per far fronte alle spese per la costruzione e la ristrutturazione di nuovi centri di accoglienza, 109 milioni 589.742 euro per l'attivazione, la locazione, la gestione e la manutenzione ordinaria e straordinaria delle predette strutture, 747 mila euro per i servizi di accoglienza alla frontiera, 22 milioni 790 mila euro per l'accoglienza degli stranieri richiedenti il riconoscimento dello status di rifugiato; nell'ultimo decreto-legge sono stati stanziati altri 8 milioni di euro per il 2008 e 32,5 milioni di euro per il 2009-2010, proprio ai fini dell'accoglienza dei cittadini immigrati.

foto: roberto maroniI flussi migratori: la nostra gestione apprezzata dall'ONU

La struttura italiana dei centri, la loro organizzazione, la loro gestione e il loro funzionamento - è l'ONU a dirlo - rappresentano una best practice a livello europeo ed internazionale: altro che mancata accoglienza! Oggi in Italia esistono diverse tipologie di centri di accoglienza: i centri di accoglienza veri e propri, la cui capienza complessiva è di 3.635 posti, i centri di primo soccorso e accoglienza in grado di ospitare complessivamente 1049 persone, i centri di accoglienza per i richiedenti asilo con 1057 posti complessivi. I flussi migratori verso il nostro Paese sono aumentati in maniera esponenziale passando dalle 500 mila persone del 1987 alle attuali 3 milioni 500 mila circa, dato in costante aumento se si considera che gli immigrati che giungono clandestinamente sulle nostre coste, secondo le recenti proiezioni, ammonterebbero a circa trentamila unità solo nel 2008.

Richieste di asilo politico: siamo il paese che accoglie di più e meglio

Per quanto riguarda i richiedenti asilo e la protezione umanitaria, le richieste di riconoscimento della protezione internazionale sono aumentate dalle 10.348 nel 2006 a 14.053 nel 2007, registrando un incremento del 36 % (nei primi nove mesi del 2008 ne sono già pervenute 16.067, il 14 % in più rispetto all'intero anno 2007). Si registra anche un aumento delle istanze accolte passate da 878 nel 2006 al 1408 nel 2007, con una crescita del 60 %. Siamo il Paese che accoglie di più e meglio coloro che provengono da scenari di guerra o le persone cosiddette vulnerabili: anziani, donne e minori che, se anche non vengono da scenari di guerra, in Italia trovano asilo, perché questo è un loro diritto, e noi lo riconosciamo fino in fondo, molto più di altri Paesi europei. Anche su questo terreno della richiesta di asilo e di protezione umanitaria si sono fatte spesso polemiche basate su pregiudizi e su scarsa informazione. Rispetto agli altri Paesi europei: la Germania ha una percentuale di accoglimento delle domande presentate del 36 %, l'Inghilterra del 48 %, la Francia del 22 %, la Spagna dell'8,5 %, la Grecia dello 0 %, l'Italia del 59 %.

Contrasto ai matrimoni di comodo solo per avere la cittadinanza italiana.

Da anni si registra un costante incremento anche delle istanze di acquisto della cittadinanza, sia per matrimonio sia per motivi di residenza. Si è passati quindi da 13.443 provvedimenti di conferimento della cittadinanza nel 2003 a 38.466 nel 2007, un incremento del 171 % per provvedimenti di cittadinanza per matrimonio, e del 195 % per quelli per motivi di residenza.Per garantire il diritto a chi ce l'ha ma per impedire gli abusi, il Governo ha approvato la nuova normativa sui ricongiungimenti e sui matrimoni. Normativa che è stata passata al vaglio della Commissione europea ed è stata approvata.

Un esempio su tutti.

Esempio più significativo, per il risalto che ha avuto sulla stampa, il caso avvenuto della perquisizione della cittadina italiana di origine somala Amina Sheikh Said, sottoposta ai rituali controlli di frontiera lo scorso 21 luglio da parte del personale dell'ufficio di polizia di frontiera aerea di Ciampino. Dalla consultazione degli archivi della polizia emergevano a carico dell'interessata una condanna definitiva per oltraggio, resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale, oltre a precedenti per traffico e detenzione, ai fini di spaccio, di sostanze stupefacenti, per i quali la signora era già stata arrestata due volte. In quelle occasioni il personale della guardia di finanza aveva sequestrato una notevole quantità di una sostanza stupefacente comunemente denominata khat. Si è conseguentemente ritenuto opportuno accompagnare la signora presso la locale sezione dell'agenzia delle dogane per le perquisizioni di competenza doganale, nel rispetto delle modalità e delle garanzie, tra cui l'esclusiva presenza di personale femminile. Nella circostanza l'interessata ha mostrato segni di contrarietà, atteggiamenti degenerati in manifestazioni di escandescenze e di violenza nei confronti del personale operante. La reazione incontrollata della signora Sheikh Said ha vanificato i tentativi di controllo effettuati dalle operatrici, contro le quali ha gettato i propri indumenti dopo essersi deliberatamente spogliata completamente. La funzionaria doganale, al fine di richiedere l'autorizzazione ad eseguire gli accertamenti sanitari per rintracciare eventuali sostanze stupefacenti occultate nel corpo o ingerite, ha chiesto l'intervento del magistrato di turno, che ne ha disposto l'accompagnamento presso una struttura ospedaliera. Il forte stato di agitazione della signora Sheikh Said, che tentava di uscire nuda dall'ufficio doganale, ha richiesto l'intervento di personale medico per sedare e accompagnare l'interessata presso il Policlinico Casilino. Preciso che nella circostanza la signora è stata messa in contatto con il proprio difensore di fiducia, il quale ha tentato inutilmente di convincerla a sottoporsi ai controlli di polizia. Anche dopo gli esami radiografici, la donna si è sempre fermamente rifiutata di rivestirsi pur disponendo dei vestiti raccolti in una busta dal personale operante, che li ha sempre portati al seguito. Conseguentemente, alla signora Sheikh Said è stata notificata la denuncia all'autorità giudiziaria da parte della polizia per il reato di calunnia e resistenza a pubblico ufficiale.
In questo caso, come ho avuto modo di dire ieri, è acclarato che l'attività svolta dal personale incaricato di svolgere i controlli e dalla polizia è stata pienamente conforme alle leggi e ai regolamenti, e il Governo sostiene fermamente l'operato delle forze dell'ordine. Nel caso di un eventuale processo il Ministero dell'interno si costituirà parte civile.

[24 ottobre 2008]