Lo Stato vicino ai cittadini

È la prima volta che gli sfollati applaudono

Ci fu un tempo in cui nessun primo ministro, nessun membro del governo avrebbe osato mai aggirarsi tra gli sfollati di un sisma, neanche 36 ore dopo l'evento, perché sarebbe stato frenato dalla matematica certezza di ricevere un'accoglienza ruvida, spigolosa, per non dire negativa. Rimase famosa la risposta dei fiorentini, sommersi nel fango lasciato dall'Arno dopo l'alluvione del '66, che accolsero un Presidente in visita con il suo seguito al grido di: "Piglia la pala e aiutaci".

foto: macerieOggi, grazie agli sforzi del governo Berlusconi fino dal 2001, la macchina della Protezione Civile funziona. È un sistema rapido ed efficiente portato ad esempio in tutta Europa. Non era facile ricostruire da zero un sistema di Protezione Civile nel quale gli Italiani ormai non avevano più fiducia. Le polemiche sui soccorsi che partirono con enorme ritardo dopo il sisma dell'Irpinia del 1980, le urla dei feriti rimasti intrappolati per giorni sotto le macerie, l'ira del Presidente Pertini che accusò il governo in diretta televisiva: furono tutti episodi che fecero gravare il marchio dell'inefficienza e dell'incapacità sulla nostra Protezione Civile. E fu proprio Berlusconi a rimettere in funzione questa rete di soccorso così importante in un Paese che presenta rischi sismici sul 45% del suo territorio, è solcato da fiumi quasi sempre a carattere torrentizio, quindi con improvvise e incontenibili piene, un Paese attraversato da montagne e colline friabili e franose perché non hanno più il manto protettivo delle foreste.

Uno sguardo dall'elicottero, poche ore dopo il sisma dell'Abruzzo, lunedì scorso, dava l'idea dei progressi compiuti grazie soprattutto al nostro Governo: tutti i punti critici raggiunti da un numero consistente di soccorritori, colonne bene organizzate e in movimento continuo ma ordinato sul territorio, nessun accenno di confusione o di ritardo.

Ecco perché Berlusconi è stato accolto dagli applausi degli sfollati nelle tendopoli, ecco perché gli abruzzesi hanno gridato: "Presidente, torna da noi tutti i giorni". E per la prima volta si è registrata l'approvazione di tutti i commentatori dei quotidiani e di tutti i telegiornali. Via le polemiche, basta con i distinguo. Recandosi di persona sui luoghi del disastro fin dal primo momento e tornandoci poi ogni giorno, il Presidente del Consiglio ha fatto sentire che lo Stato c'è.

E lo Stato agisce per il bene dei cittadini nei momenti di maggiore difficoltà. Lo Stato è vicino ai cittadini. È uno Stato amico e mai lontano, uno Stato che scavalca tutti gli ostacoli della quotidiana burocrazia. Quello che vince nell'opinione pubblica è il metodo concreto delle riunioni operative, dei tavoli di discussione, sempre con spirito costruttivo, tra tecnici ed esponenti locali di ogni colore politico, il sistema del dibattito continuo e della ricerca del dettaglio che tanti governi delle chiacchiere finora avevano evitato, affidandosi ai più comodi ma inutili e lunghi discorsi al Paese.

[8 aprile 2009]