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Immigrati, perchŔ siamo nel giusto

La linea della fermezza paga: negli ultimi dieci giorni siamo riusciti a respingere 500 clandestini. Il Governo ha chiuso l'emorragia dalla Libia: da lì provengono il 90 per cento degli immigrati illegali. È chiaro che stoppando quella falfoto: mappamondola immensa si ottiene di risanare in tempi certi una vera piaga biblica. Il problema è che, da un lato, l’Europa chiude gli occhi sull’immigrazione, non riesce a fornire una soluzione globale e finisce per scaricare il compito sui singoli Paesi. Dall’altro lato, esiste un legame strettissimo tra immigrazione clandestina e illegalità, come si può vedere dai dati del Viminale per cui chi non trova un posto di lavoro si riduce spesso a delinquere diventando strumento utile per la criminalità organizzata.

L’Italia ha impresso maggior rigore alla guerra contro l’immigrazione clandestina ed alla tratta di essere umani che si svolge quotidianamente nel Mediterraneo, con obiettivo le nostre coste. Lo sta facendo attuando un principio di legalità e di equità: soccorrere ed accompagnare nei centro di identificazione chi sta sui barconi entro le nostre acque territoriali, respingere e scortare al porto di partenza chi è in acque internazionali.

Con questo metodo nei soli giorni a cavallo del fine settimana sono stati riaccompagnati in Libia oltre 500 clandestini, mentre qualche decina è stata soccorsa. La svolta è stata determinata sostanzialmente da due fatti:

  • l’approvazione definitiva del pacchetto sicurezza, che prevede tra l’altro il reato di clandestinità;
  • l’entrata a regime dell’accordo con la Libia che a fronte di sostanziose contropartite economiche da parte italiana comporta l’impegno congiunto dei due paesi contro il commercio di immigrati.

L’Italia ha sempre accolto e trattato alla stregua dei propri cittadini gli immigrati regolari. Essi lavorano e sono perfettamente integrati nel Paese. Hanno gli stessi diritti e doveri degli italiani. Tanto più quando ottengono la cittadinanza.

Qualunque situazione di legalità, compresa dunque quella dell’immigrazione, non è però praticabile se non si combatte e si reprime il suo rovescio, l’aspetto illegale. Diversamente non si distingue tra regolare e clandestino, tra onesto e disonesto, tra chi lavora e paga le tasse e chi considera l’Italia una zona franca dove tutto è permesso. Questo vale in misura maggiore per chi sfrutta l’immigrazione clandestina, dalle tratte di esseri umani al racket della prostituzione e del lavoro nero.

L’illegalità è l’esatto contrario dell’integrazione, ed è l’inevitabile anticamera del razzismo. A chi predica la società multietnica questo andrebbe ricordato sempre, in ogni occasione.

L’Italia multietnica non può, inoltre, essere pianificata ed annunciata a tavolino. Sarebbe come programmare ed annunciare il suo contrario, la difesa della razza. L’Italia multietnica può essere frutto dei grandi cambiamenti economici, della libertà di commefoto: berlusconircio e di spostamenti, ma sempre nel rispetto delle leggi. È evidente che il nostro Paese ha anche bisogno di una quota di immigrazione; ma è altrettanto evidente che l’Italia non può dichiararsi uno Stato multietnico. Sarebbe come definirsi uno Stato etico: sono posizioni astratte, frutto non della realtà ma dell’ideologia e delle chiacchiere da salotto, televisivo e non.

“Noi abbiamo una visione diversa su come accogliere gli immigrati”, puntualizza Berlusconi che spiega: “noi accogliamo coloro che mettono piede sul nostro suolo. E intendiamo come piede sul nostro suolo anche l’entrata nelle acque territoriali. Chi invece viene individuato fuori dalle acque territoriali, non è ancora entrato in Italia e vale il nostro diritto previsto dai trattati internazionali di respingerlo nei luoghi da cui è partito. In questo non vedo nessuno scandalo. “Noi siamo - insiste il premier - assolutamente in linea con le disposizioni europee. Mi sembra che non sia stato bene inteso quello che è successo. Non c’è nulla che violi accordi internazionali e – conclude - nulla che violi le norme sui diritti umani che abbiamo ben presenti”.

[11 maggio 2009]

 

 

 
 
 

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