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Consulta: le discutibili ragioni del no

foto: giustiziaI paletti

Per commentare i criteri con i quali la Corte Costituzionale ha bocciato il lodo Alfano la cosa migliore da fare è usare la frase usata proprio da un giudice della Consulta finito in minoranza: “Un principio di uguaglianza e parità quasi da rivoluzione francese”. Entrando poi nelle motivazioni dell’Alta Corte, i paletti posti sono due: il lodo Alfano doveva essere varato con legge costituzionale e, comunque, introduceva una disparità di trattamento fra presidente del Consiglio ed altri ministri. Le due questioni appaiono legate a doppio filo, poiché – in sostanza – sembra sostenere la Consulta, la norma introducendo uno status protettivo che non è desumibile dalle norme della nostra carta fondamentale, poneva il presidente del Consiglio ad un livello superiore agli altri ministri, di fatto violando l’articolo 3, pari uguaglianza davanti alla legge. Ma quest’ultimo passaggio potrebbe cadere in due modi: o varando un lodo costituzionale, perché in questo caso la Corte non potrebbe più avere voce in capitolo (ma sarebbe comunque oggetto di referendum confermativo), oppure ponendo lo scudo anche a protezione dei ministri.

Le due questioni politiche

Di certo, tuttavia, a parte le discutibili motivazioni strettamente giuridiche ci sono almeno due questioni generali davvero importanti e che pongono la Consulta su un piano squisitamente politico.

Primo: nelle stesse motivazioni il relatore cita tutte le varie sentenze della Corte in cui in tema di prerogative essa ha richiesto una legge costituzionale. Peccato che lo stesso relatore salti proprio la sentenza più coinvolta da questi temi, il lodo Schifani, bocciato ma senza alcun riferimento all’esigenza di modificare la nostra Carta. Tale mancanza ha ingannato il Parlamento, che ha legiferato proprio prendendo spunto da quella pronuncia, e che di fatto ha macchiato la Corte di slealtà verso un potere dello Stato che aveva mostrato costruttiva voglia di collaborazione tenendo conto nella stesura del lodo Alfano di tutte le obiezioni della Consulta. Sia chiaro che questa lacuna non è affatto di poco conto perché il dibattito sul Lodo era pubblico, così come i lavori preparatori alla legge, e non c’è stato un solo avvertimento da parte dei giudici della Corte a cambiare strada prima che fosse troppo tardi. Tutt’altro, nei continui contatti con il Quirinale nessuno ha pensato bene di avvertire che un’eventuale lodo non costituzionale si sarebbe scontrato con una sentenza negativa.

Secondo, le motivazioni del lodo Alfano erano chiare a tutti: una fetta ben precisa della magistratura ha dichiarato guerra a Berlusconi e la combatte a suon di processi strumentali, falsi, basati sul nulla, solo per infangarlo e sperare in una sua caduta. Questo, di fatto, impedisce un sereno svolgersi dell’attività governativa, poiché il presidente del Consiglio è costretto ad arginare questa offensiva che nulla ha di lecito. Di fronte a tale quadro, la Consulta ha pensato bene di fare orecchie da mercante e di far credere che il vero problema sia rappresentato dagli impedimenti che Berlusconi e i suoi avvocati avrebbero se fossero costretti a recarsi in tribunale almeno due volte a settimana.

I processi verso Berlusconi sono giusti

La Corte Costituzionale spiega che c’è una sentenza emanata per Previti, in base alla quale i giudici hanno il dovere di concordare con gli avvocati le udienze dei processi che coinvolgono a vario titolo dei parlamentari (siano avvocati, testimoni o imputati). Come dire: per noi i processi verso Berlusconi sono giusti, non c’è nessuna anomalia, non c’è alcuna guerra, se il premier ha difficoltà l’unica concessione che gli si può fare è organizzare il calendario delle udienze tenendo conto dei suoi impegni istituzionali. Un bell’invito ad andare avanti e, nel caso, ad aprire i tribunali anche di domenica, ma solo per Berlusconi. Perché mentre per milioni di cittadini la giustizia è una lumaca che lavora, se va bene, cinque giorni alla settimana, per il nemico pubblico numero uno si scomoderanno festivi e prefestivi. Se non è trattamento ad personam questo…
 

[20 ottobre 2009]

 
 
 

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