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Relazione annuale sul federalismo fiscale

foto: tremonti

Questa Relazione è presentata in ottemperanza al disposto dell’art. 2, comma 6, della legge 5 maggio 2009, n. 42, secondo cui: “Il Governo è tenuto a trasmettere alle Camere, entro il 30 giugno 2010, una relazione concernente il quadro generale di finanziamento degli enti territoriali e ipotesi di definizione su base quantitativa della struttura fondamentale dei rapporti finanziari tra lo Stato, le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali, con l'indicazione delle possibili distribuzioni delle risorse. Tale relazione è comunque trasmessa alle Camere prima degli schemi di decreto legislativo concernenti i tributi, le compartecipazioni e la perequazione degli enti territoriali”.

  1. L’albero storto.

Qui di seguito si trova scritto come e perché l’albero della finanza pubblica italiana è diventato un albero storto. E poi come lo si può e lo si deve raddrizzare. Si tratta di realizzare il passaggio dalla finanza derivata a quella propria. Nei termini che seguono. La situazione presente della finanza pubblica italiana, nel rapporto tra Stato centrale - da un lato - e Regioni, Province e Comuni - dall’altro lato - può essere  compresa solo andando indietro nel tempo e considerando due passaggi fondamentali:

  • la sua quasi totale centralizzazione, fatta al principio degli anni ’70;
  • il decentramento/federalismo, introdotto tra il 1997 e il 2001.

È così che l’albero è cresciuto storto. Con riferimento al 2009, ultimo anno per cui è disponibile il conto delle Amministrazioni pubbliche, la spesa delle amministrazioni pubbliche consolidata è circa pari a 799 miliardi di euro. La spesa statale non consolidata è circa pari a 459 miliardi di euro.

La spesa delle amministrazioni locali non consolidata è circa pari a 255 miliardi di euro. Sottraendo dalla spesa tanto statale quanto locale le voci relative alla spesa per interessi (questa prevalentemente statale) e la spesa per personale, si ha che la spesa “discrezionale” confrontabile in termini omogenei è: a) per la parte statale pari a circa 84 miliardi di euro (naturalmente al netto dei trasferimenti ai governi
locali);

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