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Una riforma vitale per il paese: far funzionare la giustizia

foto: giustiziaLA RIFORMA DEL PROCESSO CIVILE

I tribunali e la giustizia civile rappresentano un servizio essenziale per i cittadini e per le imprese. Una giustizia civile lenta, inaffidabile e inefficiente è un fardello che pesa sul sistema produttivo penalizzandolo in modo inaccettabile. Nel nostro Paese c’è un arretrato di cinque milioni di processi civili. Il 18 giugno la riforma del processo civile è diventata legge (L. 69/09). Questa riforma consentirà celerità e trasparenza e ha come obiettivo finale quello di dare ai cittadini una giustizia che funzioni, tramite la razionalizzazione del processo civile, lo snellimento delle varie fasi processuali e un percorso più veloce nella risoluzione delle controversie, anche utilizzando strumenti alternativi rispetto al ricorso al giudice.

I punti principali della riforma

  1. Semplificazione dei “riti processuali”. Da trenta tipi di procedimenti giudiziari si passa a tre soli modelli processuali: ordinario, del lavoro, sommario.
  2. Tempi certi. All’inizio della causa, valutando il tempo stimato per svolgere le attività relative al dibattimento, il giudice stabilirà il calendario del processo.
  3. La mediazione civile. Questa nuova possibilità di accordo senza ricorrere al processo serve per evitare di intasare ulteriormente i tribunali.
  4. Più competenze ai giudici di pace. La riforma aumenta in modo sensibile le competenze di base del giudice di pace, al quale possono essere affidate cause fino a 5.000 euro per i beni mobili e fino a 20.000 euro per i risarcimenti danno da veicoli e natanti.
  5. Meno ricorsi in Cassazione. Per evitare “impugnazioni temerarie” viene introdotto un filtro per l’ammissibilità dei ricorsi in Cassazione, al fine di diminuire il carico di lavoro del giudice di legittimità.
  6. Sanzioni per chi ritarda i processi. Il nuovo processo civile prevede sanzioni per chi ritarda la conclusione del processo con il proprio comportamento.
  7. Altre misure “risparmia tempo”. La riforma prevede la semplificazione  della fase di decisione delle controversie, la riduzione dei tempi per il compimento dei singoli atti processuali, la possibilità di acquisire le testimonianze in forma scritta (previo accordo tra le parti), l’obbligo di decidere subito, all’inizio del processo, le questioni preliminari (come quelle sulla competenza), al fine di evitare che si prolunghino inutilmente alcuni processi.

Si calcola che a regime le nuove norme consentiranno di risparmiare in totale 40 mesi per ogni processo.

PROCESSI PIÙ RAPIDI

Per accelerare i processi, il Pm ha l’obbligo (non più la facoltà) di richiedere il processo immediato per i reati per i quali ciò è previsto. Il rito direttissimo è la regola in tutti i casi in cui non servono ulteriori indagini. In appello è abolito il patteggiamento.

DISEGNO DI LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE

Il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche punta ad arginare la diffusione incontrollata dei contenuti delle intercettazioni, per tutelare il diritto alla privacy di ogni cittadino, fondamentale diritto di libertà, sancito dall’articolo 15 della Costituzione. La proposta del Governo ricalca la legge proposta nel 2007 dal governo di sinistra, che prevedeva il divieto di pubblicazione delle intercettazioni sino alla conclusione delle indagini, stabiliva sanzioni per i giornalisti e i pubblici ufficiali colpevoli della fuga di notizie e poneva un tetto massimo di 90 giorni per ogni intercettazione. Le intercettazioni continueranno a essere usate per i reati più gravi, a partire dalle indagini contro la criminalità organizzata
e contro il terrorismo. Per i reati meno gravi si dovrà però indagare come in ogni altro paese civile: cercando prove, riscontri, moventi, in una parola investigando, invece di fare intercettazioni “a strascico”, in attesa di pescare un possibile reato.

foto: alfanoINTERCETTAZIONI TELEFONICHE: UN SISTEMA DEGENERATO E INEFFICACE CHE SPIA 6 MILIONI DI ITALIANI

Nel 2009 nel nostro paese sono state autorizzate le intercettazioni di 132.000 decreti di intercettazione. Erano state 120.000 nel 2008. Ogni persona intercettata ha dialogato mediamente con altre 50 persone, a loro volta intercettate, per un totale di almeno sei milioni di cittadini spiati. In Francia nel 2007 le intercettazioni sono state 20.000, in Gran Bretagna 5.500, negli Stati Uniti, su una popolazione di 300 milioni di abitanti, appena 1.705.

IL PIANO CARCERI

Il 13 gennaio 2010 il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per quanto riguarda il sovraffollamento delle carceri italiane. Questo il piano di emergenza:

  • coinvolgere l’Unione Europea, partendo dal presupposto che il 37% dei detenuti è straniero. Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che prevede l’intervento dell’Europa in materia carceraria, specie per quanto riguarda i finanziamenti delle strutture. Inoltre il tema carceri è stato inserito nel Programma di Stoccolma, che segna la rotta per il prossimo quinquennio;
  • realizzare un piano di edilizia carceraria per portare la capienza a circa 80.000 posti. Nei diciotto mesi trascorsi al governo sono stati creati 1.600 nuovi posti nelle carceri, un numero pari a quello dei posti creati nei dieci anni precedenti;
  • norme alternative al carcere per coloro che devono scontare un minimo residuo di pena;
  • l’assunzione di 2.000 agenti di polizia penitenziaria, per migliorare il lavoro di chi già opera nelle carceri nell’ambito di quel corpo di polizia.

 

[30 luglio 2010]

 

 
 
 

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