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Formazione e lavoro pronte nuove risorse

foto: tremontiPerchè nessuno venga lasciato indietro

Una bussola per reinserirsi nel mondo del lavoro. Dopo aver risposto all’emergenza occupazione mettendo a disposizione 34 miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali, il governo con grande lungimiranza si è preoccupato di fornire ai lavoratori sospesi dalle attività produttive nuove competenze da spendere sul mercato. Arricchire il proprio curriculum professionale per far sì, come ripete spesso il presidente Berlusconi, che nessuno venga lasciato indietro: è questo il senso dell’accordo firmato dal ministero del Lavoro con Regioni e parti sociali per incentivare la formazione continua e riconvertire professionalità ormai desuete. Disoccupati, inoccupati, lavoratori in mobilità o temporaneamente sospesi dal lavoro (cassintegrati), potranno apprendere e acquisire nuove conoscenze, tecniche innovative e in definitiva arricchire il proprio patrimonio professionale, venendo incontro ai reali fabbisogni di imprese che negli ultimi anni si sono profondamente trasformate. E’ un altro tassello a quella politica di formazione o apprendimento continuo raccomandata già nel 2000 al Consiglio europeo di Lisbona, e nota come strategia di Lisbona. E’ un altro segnale, anche, dell’attenzione del Premier alle fasce più deboli della società.

La persona al centro

Il governo italiano, con una politica a 360 gradi, che copre il bisogno immediato dell’uomo (il reddito), con gli strumenti per garantirsi la sopravvivenza e il futuro, affronta la sfida della peggiore crisi economica dal dopoguerra, tenendo dritta la barra del timone sulla valorizzazione del capitale umano. Con quella stessa sensibilità che ha scongiurato in Italia l’esplosione di tensioni sociali che altri Paesi, come la vicina Francia, hanno invece sperimentato, e che ha permesso di attenuare, rispetto ai partner europei, l’impatto della crisi sull’occupazione. Governare con giudizio i cambiamenti, anziché respingerli, è proprio la chiave per assecondare l’evoluzione dei mercati e delle società. Oggi la sfida non è quella di arroccarsi nella produzione di beni che non reggono i costi della concorrenza (caso Termini Imerese), ma trovare nuovi percorsi di competizione. La vera posta in gioco, come ha ben compreso Berlusconi, è assicurare all’Italia e ai suoi giovani un posto alla tavola dei mercati internazionali, mantenendo per quanto più possibile le quote di commercio in grado di garantire lo stesso diffuso benessere conquistato dagli anni Sessanta in poi. E di conseguenza, anche la possibilità di un posto di lavoro qualificato in Italia.

foto: lavoratoriLa crisi nel mondo

Non è stata infatti solo la crisi scatenata dai derivati Usa a menare fendenti contro l’occupazione in America e in Europa. La bolla speculativa che ha trascinato prima la finanza e poi l’economia reale al collasso, in un domino funambolico, è stata solo la punta di un iceberg di un mondo che stava già cambiando da anni. I paesi occidentali pagano oggi non già il mero prezzo della crisi cominciata negli Stati Uniti, ma lo scotto di una globalizzazione impetuosa che ha sovvertito la geografia economica del mondo.
Il baricentro industriale si è spostato verso quei giganteschi serbatoi di mano d’opera a basso costo, come Cina e India, che hanno invaso i mercati con prodotti competitivi e con una politica aggressiva di dumping sociale e ambientale.
La prima risposta del mondo occidentale, la delocalizzazione produttiva, alla resa dei conti si è dimostrata in molti casi illusoria e di corto respiro. Le imprese hanno capito che la risposta più efficace è invece l’individuazione di nuovi “driver” di sviluppo, nuovi filoni di business, come per esempio l’energia e l’ambiente. Ma per reggere il confronto globale occorre battere le strade della ricerca, dell’innovazione continua e della esasperazione delle conoscenze.

Le risposte del governo

L’intesa appena firmata dal governo Berlusconi risponde proprio a uno di questi requisiti. Ed è finalizzata a sperimentare un utilizzo più efficace e mirato delle risorse disponibili per la formazione professionale (circa 2,5 miliardi di euro per il 2010). Tra le novità più rilevanti, l’individuazione di “valutatori” indipendenti che potranno certificare le effettive competenze dei lavoratori, la rivalutazione dell’istruzione tecnico-professionale, il rilancio del contratto di apprendistato e l’ampliamento e la diversificazione delle azioni formative per chi non ha occupazione. Presso il Ministero del Lavoro sarà inoltre istituita una cabina di regia nazionale che traccerà l’analisi dei fabbisogni di competenze e figure professionali nei territori e nei diversi settori produttivi, finalizzata non solo a rendere visibili i bacini di occupazione nascosta, ma anche e soprattutto a promuovere una qualificata occupabilità delle persone.

[23 febbraio 2010]

 

 
 
 

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