Condividi su Facebook Condividi su Twitter Aggiungi a Digg Aggiungi a Google Bookmarks Condividi su MySpace Aggiungi a Technorati

Stiamo uscendo dalla crisi meglio degli altri paesi

Il Coro dell’Ottimismo.

Il peggio è passato e si intravede l’uscita dal tunnel per luglio. Sono molti gli osservatori che iniziano ad esprimere un timido ottimismo sulla situazione dell’economia e qualcuno addirittura indica una data per la ripresa: l’inizio dell’estate. Anche perchè il crollo di import ed export a livello mondiale starebbe rallentando e, in Italia, ordini e fatturato mostrano primi segnali di ‘tenutà dopo i crolli dei mesi scorsi. Così al coro dei più ottimisti si aggiungono nuove voci (Marcegaglia, Della Valle, Draghi, Bonanni ad esempio ) dopo che, lo stesso ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, aveva detto che “l’incubo degli incubi” cioè il crollo finanziario globale “è finito” anche perchè “si è arrestata la caduta dell’import e dell’export, del commercio mondiale”.

Dalla paura alla speranza.

foto: tremontiE’ veramente il momento di passare dalla paura alla speranza. Visto che siamo verso la fine del tunnel, rivediamo come il nostro Paese, con questo governo, ha affrontato la più grave crisi finanziaria mondiale del dopoguerra.
Le varie statistiche ufficiali testimoniano che la recessione ha colpito anche da noi, con il calo del Pil (- 3,2% nel 2008 e – 3% nel 2009), della produzione industriale (- 3,5 nel 2009) e con le ore di cassa integrazione cresciute esponenzialmente a seconda dei settori fino al 500 per cento.
Ma chiunque venga in Italia soprattutto dagli Stati Uniti o dall’Inghilterra non vede un paese in ginocchio.
Non ci sono stati assalti alle banche per ritirare i depositi. Né pignoramenti in massa delle case di chi non ha potuto pagare il mutuo.
La Fiat non rischia la liquidazione o la bancarotta controllata come i colossi dell’auto americani; né di chiudere i battenti come Saab e Volvo. Non abbiamo assistito a sequestri di manager da parte di dipendenti inferociti.
Se la ripresa arriverà intorno all’estate, come affermano Tremonti e la Marcegaglia, e come conferma il cancelliere Angela Merkel, vuol dire che siamo ancora nella fase acuta della recessione. Eppure non c’è in Italia allarme sociale come in gran parte del resto d’Europa.
La botta è stata dura anche da noi, e per giunta accompagnata dall’emergenza terremoto, ma il governo non ha messo le mani nelle tasche dei contribuenti.

I “farmaci giusti”.

L’Italia, insomma, sta uscendo dalla crisi come chi ha avuto una forte influenza ma è stato curato con i farmaci giusti. Vediamo perché.

  • Il centrodestra aveva previsto la crisi in arrivo fin da prima delle elezioni. Mentre la sinistra prometteva tesoretti da spendere, Berlusconi e Tremonti invitavano a non credere ai miracoli.
  • fotoLa diagnosi giusta ha come conseguenza la giusta terapia che il governo ha attuato aiutando in primo luogo i redditi bassi, i risparmiatori, chi ha un mutuo-casa. La carta acquisti e il bonus per i meno abbienti; la garanzia sui depositi bancari; il tetto del 4% per cento e in molti casi la sospensione delle rate dei mutui; i miliardi di euro per la cassa integrazione anche a chi non ne aveva mai avuto diritto, come i precari e gli autonomi: sono stati i capisaldi dell’azione dell’esecutivo.
  • Nessuna banca è fallita, eppure il governo non ha dato soldi alle banche ma ha imposto criteri rigidi per garantire sia il patrimonio sia i depositi, sia infine il credito a cittadini e imprese. Per questo sono stati addirittura messi in campo i Prefetti.
  • Nessuna industria è stata nazionalizzata o aiutata con il denaro dei contribuenti, ma il governo ha indirizzato incentivi mirati all’auto, agli elettrodomestici, al settore dei mobili e delle costruzioni, all’editoria. Così facendo ha fatto ripartire i settori strategici del Paese, ma contemporaneamente ha aiutato i consumatori e indirizzato i consumi e l’industria verso scelte più moderne, più sostenibili sotto il profilo ambientale, ed infine più consone ad un paese evoluto sotto quello culturale.
  • Il fondo straordinario di riserva costituito presso Palazzo Chigi sta consentendo di affrontare la ricostruzione dell’Abruzzo senza che ciò vada a gravare sui contribuenti, e senza che vada a peggiorare la situazione di crisi. Anzi, la ricostruzione può essere un volano di ripresa.
  • Alla stessa maniera l’altro fondo straordinario di circa 20 miliardi per le infrastrutture garantisce all’Italia lavoro e opere necessarie per i prossimi anni, anche per rendere la ripresa più forte e duratura.
  • Il governo non ha aiutato la “finanza di carta” ma l’industria, l’economia reale ed i lavoratori. La formula dell’economia sociale di mercato, annunciata fin dal primo momento, ha trovato subito pratica attuazione. È in definitiva quella che la gente ha imparato a conoscere come “politica del fare”.
  • In piena recessione sono state avviate ed attuate riforme di sistema – dalla scuola al federalismo – che cambieranno il volto del Paese e dei suoi giovani anche sotto il profilo economico.
  • Per la pubblica amministrazione, i cui dipendenti non hanno risentito della bufera finanziaria ma hanno mantenuto la tranquillità del lavoro e visto incrementare il proprio potere d’acquisto, è stata iniziata una trasformazione che ha abbattuto l’assenteismo e che porterà ad eliminare sprechi ed efficienze.
  • Tutti questi interventi sono stati attuati senza mettere a rischio i conti pubblici. Mentre altri paesi europei aumentavano il loro debito ed il deficit a livello più alto del nostro, e finivano pericolosamente vicini alla bancarotta, l’Italia manteneva l’impegno a risanare la finanza pubblica. Come primo effetto pratico, i nostri titoli di Stato hanno visto ridurre il differenziale di rischio rispetto ai bound tedeschi, e le emissioni di Btp e Cct sono state collocate senza problemi con beneficio sia per il Tesoro sia per i risparmiatori.

L’Italia, insomma, sta per uscire provata dalla crisi, ma non è mai stata in ginocchio né la coesione sociale è mai stata in discussione. Smaltiremo invece solo gli effetti, appunto, di una forte influenza, che non è dipesa da noi, e poi ci troveremo più in salute di prima. Nel frattempo infatti la crisi è stata utilizzata per sfruttare alcune opportunità, realizzare riforme, rilanciare e rinnovare settori economici.

[21 aprile 2009]


 

 
 
 

Approfondimenti

L'eredità del governo Berlusconi Il governo Monti nel chiedere la fiducia,ha citato una lunga serie di provvedimenti firmati dal centrodestra di Silvio Berlusconi, ai quali intende dare piena attuazione e che costituiranno la cornice   » Continua
L'eredità del governo Berlusconi Il governo Monti nel chiedere la fiducia,ha citato una lunga serie di provvedimenti firmati dal centrodestra di Silvio Berlusconi, ai quali intende dare piena attuazione e che costituiranno la cornice   » Continua
Piano casa: c'è l'accordo con 14 Regioni 2,7 miliardi di euro tra investimenti pubblici e privati per realizzare 15200 alloggi da destinare prioritariamente a nuclei familiari a basso reddito, a giovani coppie, agli anziani, agli studenti fu   » Continua